Il fondatore

Daniele Bonacini

Battista Galliani ha cominciato a saltellare davanti al mio letto in ospedale, prima sulla sua gamba, poi sulla protesi. Uno spettacolo incredibile! pensai: “se un signore di 50 anni riesce a fare questo, io cosa posso fare?”.

In quel momento ho deciso che avrei cominciato a correre.

Era la fine di Aprile 1994 quando, uscito da Niguarda dopo 3 mesi di permanenza, sono andato al Centro protesi INAIL. Volevo essere autonomo e indipendente. In poco tempo, ero gia’ in giro per Milano in bicicletta, il mezzo di spostamento ideale perché non riuscivo ancora a camminare bene.

 Nel 1996, vidi alle Paralimpiadi di Atlanta Tony Volpentest. Focomelico. Senza gambe nè braccia, correre i cento metri in 11 secondi e 38 centesimi. Quindi ebbi la conferma che la tecnologia poteva consentirmi di correre. Iniziai ad allenarmi. E’ una specie di ossimoro: chi non ha le gambe vuole correre. Ricordo ancora chiaramente con il mio primo piede in fibra di carbonio, per camminare, andai subito al parco di Trenno e, sotto un diluvio torrenziale, feci jogging dopo tre anni dall’incidente.

Fu una sensazione incredibile e catartica di libertà  e pace che non avevo mai provato. Ero di nuovo in armonia e in equilibrio con il creato. Trovai la Polisportiva Milanese nel giugno 1997 e alla fine dello stesso anno fu realizzata la prima protesi italiana per correre presso il Centro Protesi INAIL, dall’Ing Verni e dal tecnico ortopedico Ezio Sermasi.

Nell’aprile 2008 inizia così la mia carriera agonistica, con i 100m, 200m e il salto in lungo che porta a svariati titoli italiani, a piazzamenti ai Campionati europei (4° nei 200m e nel salto in lungo nel 2003 ad Assen), a piazzamenti ai Campionati Mondiali e alle Paralimpiadi di Atene nel 2004 (6° nel salto in lungo).

Le Paralimpiadi di Atene mi hanno cambiato, oltre che come atleta, anche come uomo: incontrai persone, provenienti da tutto il mondo, in grado di reagire alla propria condizione di disabile con un percorso personale, ma sempre vincente! Mi ricordai di Tony Volpentest, che avevo conosciuto anni prima e che ormai si era ritirato dalle gare: Tony non si limitava ad essere un grande atleta , per se stesso, ma era un grande testimonial in difesa dei diritti delle altre persone come lui.